Restrizioni personali: quali reati si configurano?
- Salvatore Cirilla
- 1 gen 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Quando in una coppia, civilmente unita, uno dei due membri, vieta all’altra/o di: frequentare, vedere, incontrare, di scrivere, o parlare ad altra persona, colui che impone tali restrizioni, quali articoli dei diversi codici della legge italiana infrange?
In merito alla Sua richiesta, desidero informarla che il comportamento descritto è suscettibile di violare diversi articoli del Codice civile e del Codice penale italiani.
Dal punto di vista del Codice civile, tali restrizioni possono configurare una violazione dell’art. 143, il quale stabilisce che i coniugi hanno l’obbligo reciproco di assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione nell’interesse della famiglia.
Imporre restrizioni delle libertà personali potrebbe quindi essere interpretato come una violazione di questi obblighi.
Per quanto riguarda il Codice penale, il comportamento in questione potrebbe integrare gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), che punisce chiunque maltratti una persona della famiglia o comunque convivente con una pena che va da due a sei anni di reclusione.
Inoltre, se tali restrizioni comportano una limitazione della libertà personale, si potrebbe configurare anche il reato di sequestro di persona (art. 605 c.p.), che prevede pene molto severe.
La giurisprudenza ha più volte ribadito che qualsiasi forma di coercizione psicologica o limitazione della libertà personale all’interno della coppia può essere oggetto di sanzione, soprattutto quando tali comportamenti sono reiterati e causano un serio pregiudizio alla vittima. Ad esempio, la Corte di Cassazione ha affermato che comportamenti volti a isolare il partner dalle relazioni sociali o familiari possono costituire maltrattamenti ai sensi dell’art. 572 c.p. (si veda ad esempio Corte di Cassazione, sezione VI penale, con la sentenza 19 maggio – 2 agosto 2021, n. 30129).




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