Abbandono casa coniugale: come tutelarsi?
- Salvatore Cirilla
- 28 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Sono sposato da trent’anni in regime di separazione dei beni, vivo una crisi coniugale ormai cronica. Dopo una separazione di fatto iniziata da un mese, desidero lasciare la casa coniugale, ma temo possibili conseguenze legali e desidero evitare errori. Posso uscire di casa senza incorrere in responsabilità aggravanti, considerando la complessità della situazione economica, i precedenti familiari e le patologie di mia moglie, che ha problemi di natura psichica?
In via generale, andare via dalla casa coniugale non è “vietato”, ma va gestito con attenzione perché, in un eventuale procedimento di separazione, l’uscita può essere contestata come “abbandono del tetto coniugale” quando risulti ingiustificata e soprattutto quando sia ritenuta causa (o concausa determinante) della crisi matrimoniale.
Nel Suo caso, da quanto riferisce (crisi molto risalente, assenza di rapporti da anni, situazione di forte conflittualità e sofferenza personale, convivenza divenuta di fatto non più sostenibile), il rischio di conseguenze “aggravanti” si riduce sensibilmente, a condizione che l’uscita:
non avvenga in modo “improvviso” e senza tutele (es. interrompere di colpo ogni contribuzione o lasciare l’altro coniuge in difficoltà concreta);
sia tracciata e motivata (anche per ragioni di salute/serenità e per evitare escalation del conflitto);
sia accompagnata da una proposta economica chiara e verificabile (ad esempio, confermando per iscritto la disponibilità a continuare a contribuire alle spese/affitto nella misura concordabile, con pagamenti tracciati).
È importante ricordare che la “separazione di fatto” non cambia automaticamente i doveri tra coniugi: finché non si formalizza un accordo o non interviene un provvedimento, possono rimanere profili di discussione su spese, contribuzioni e uso della casa.
Proprio per questo, la soluzione più prudente è formalizzare quanto prima:
un accordo scritto (spese/affitto, utenze, gestione della casa, modalità di comunicazione); e/o
l’avvio di una separazione consensuale (spesso tramite negoziazione assistita), oppure, se non c’è collaborazione, un ricorso giudiziale per ottenere provvedimenti temporanei su casa e mantenimento.
Questo Le eviterebbe il protrarsi di una situazione che, da quanto leggo, sembra incancrenita e che, a lungo andare, può solo peggiorare.
Di certo, sconsiglio separazioni di fatto, prive di accordo scritto, perché non portano vantaggi, ma solo situazioni borderline, e futuri contenziosi.
Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla su laleggepertutti.it




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